Avevo appena visto lei. Nora. Avevo percepito la scossa, ero in stretto contatto con i suoi pensieri. Riuscivo già a capire cosa provava in quel momento, ma, non capivo cosa provavo io. Era forse naturale un sentimento di attaccamento morboso ad una sconosciuta?
Entrando in casa, fermai Zac e glielo chiesi, la sua risposta fu una fragorosa risata" Impossibile Joe! è una follia!, io chiamerei questa reazione ormoni in circolo".
Divertente come al solito, pensai. Potevo trovare una risposta solo sui libri di mio padre, ma neanche lì trovai nulla. Aveva ragione Zac, ormoni, mi disgustava quella parola. Ero un ragazzo di diciasette anni, che rifiutava ogni giorno una media di 3 ragazze,come diceva Zac, forse avevo bisogno di una ragazza, e Nora poteva fare al caso mio. Ma, con lei, gli ormoni potevano stare a cuccia, dai suoi pensieri, avevo scoperto che voleva essere abbracciata, non abbordata, baciata e non toccata maliziosamente, era una vera damina, sorrisi tra me. Nei giorni che seguirono, non tenni il conto delle ore che passai nei pressi della casa, del quartiere di Nora e dei posti che frequentava con Lisa Blums. Mi esercitavo nel mio compito di custode discreto, finchè mi avvicinai a lei più del dovuto.
Quella mattina mi recai alla segreteria della scuola per consegnare le fototessre necessarie all'iscrizione. Il mio solito parcheggio era libero, indossai gli occhiali scuri e mi diressi verso la fila, davanti a me c'era Nora, strano pensai, non avevo percepito la sua presenza in anticipo. se ne stava in disparte, si sentiva fuori luogo e si guardava attorno, avrebbe voluto i suoi occhiali! si voltò verso di me, era stupita, qualcosa di me la colpiva, ma era discreta, controllava i suoi pensieri e non riuscì a interpretare nulla. Vuoto totale. La fila iniziò a muoversi, ora era arrivata anche Lisa, mi sorrideva da lontano, era con Nora. Io ero come accecato, non vedevo nulla se non lei, timida, impacciata, non sentivo nulla se non il suo profumo di buono, credevo che non mi servisse altro per vivere felice. Era il suo turno,io ero alle sue spalle, i suoi pensieri erano chiari: era incuriosita da me. Per quale motivo? si era forse accorta che spesso la seguivo? Potevo notare tutte le sfumature di castano dei suoi capelli, erano disordinati, ma la rendevano unica. Non erano ormoni, era solo una questione riguardante la protezione, sicuramente, doveva essere così: la proteggi e ti ci affezioni. Non potevo trasgredire alle regole. Ma lei, la mia Nora mi rendeva tutto impossibile.Consegnai le foto e mi allontanai verso casa mia a tutta velocità e lei era lì, a fissarmi con le labbra socchiuse.
Nasce tutto da una passione, da un sogno, dal desiderio di tirare fuori ciò che ho fatto maturare per anni. Perchè non tentare? Proverò a scrivere questo racconto, perchè è quello che ho sempre sognato.
domenica 22 agosto 2010
martedì 3 agosto 2010
2.La scossa.
L'indomani mi alzai di buon'ora e scesi in salotto per raccontare a mio padre lo strano sogno della notte precedente. " Joe, sei sicuro di quello che mi hai detto?"la sua voce nascondeva un velo di preoccupazione."Sì papà, perchè?" " Perchè Joe, è una cosa strana, tu l'hai percepita ancora prima che arrivasse, non accade mai, l'hai vista, e probabilmente hai visto anche nel fututo, hai visto una situazione in cui la protetta si troverà". Strinsi i pugni, ero impaurito, cosa mai la spaventava in quella casa? cosa l'avrebbe spinta ad andare in quel postaccio? Aveva ragione Jenny, avevo un compito difficile. Baciai mia madre e presi la bicicletta per passare più inosservato, e mi avviai verso la casa della mia protetta. Lungo la strada sentivo la mia mente in subbuglio, come se oltre ai miei pensieri e ricordi se ne stessero insinuando degli altri, fui costretto a fermarmi per il mal di testa. " Joe Hale" mi aveva chiamato qualcuno con un sussurro, mi voltai indietro ma non vidi nessuno " Joe, sono Sara, la nonna della tua protetta, non so per quale oscura ragione la mia Nora non abbia ricevuto alla nascita un angelo custode, ma tu sei perfetto per lei". Ero basito, uno spirito mi aveva parlato! A mia madre succedeva spesso, non mi era mai successo nulla del genere. Nora. Il nome della mia protetta, era un nome delizioso, mi dava la sensazione di qualcosa di piccolo, delicato e grazioso, sicuramente particolare. Le mie sensazioni non sbagliavano, avevo raggiunto il parco accanto alla casa di Nora e della sua famiglia e mi ero sistemato su una panchina indossando degli occhiali scuri e fingevo di leggere, in realtà non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso: la osservavo mentre scaricava i bagagli dall'auto del padre di Lisa, scaricava valige più grosse di lei, era minuta, non superava il metro e sessanta, aveva i capelli sul viso appiccicati per il sudore,aveva gli occhiali da sole sulla testa, i suoi occhi erano grandi e castani, all'apparenza era una ragazza comune, ma ero sicuro che non lo fosse. All'improvviso, fui colto da una fitta alla testa che mi fece svenire, dopo una violenta scossa, i miei pensieri erano in contatto con i suoi, percepivo che si sentiva stanca, era curiosa, malinconica, non sapevo quasi nulla della sua storia, aveva svuotato la mente, come se volesse ripartire da zero. Ora era ufficiale, sarebbe stato difficile, davvero duro, staccarmi da Nora.Ora la mia protetta aveva un viso, un nome, dovevo iniziare il mio compito. Lei entrò in casa con tutta la sua famiglia, io ripresi dall'albero la mia bici e ritornai svelto verso casa, non mi toglievo dalla mente i suo viso e la sua aria impacciata, era una ragazza forte, ma le mancava qualcosa, o qualcuno,avevo voglia di colmare quel vuoto.
Ero il suo angelo custode, così mi aveva detto sua nonna, questa era la mia nuova vita, da dopo l'incidente ero diventato una creatura celeste, un angelo custode.
Ero il suo angelo custode, così mi aveva detto sua nonna, questa era la mia nuova vita, da dopo l'incidente ero diventato una creatura celeste, un angelo custode.
lunedì 2 agosto 2010
JOE 1.Il primo incarico

La mia vita era stata sempre parecchio assurda, avevo viaggiato in un milione di pesi, parlato altrettante lingue e conosciuto il triplo di persone, non è facile essere il figlio di un benefattore, non ci si sente mai abbastanza. Mio padre era un medico senza frontiera, mia madre un'infermiera, banale dire che si erano conosciuti in ospedale, tra siringhe e ammalati, avevano deciso di passare la vita insieme, dopo il matrimonio era nato Zac, mio fratello maggiore, poi Jenny, e infine io. Eravamo la tipica famiglia americana felice, con una bella casa, giocavamo a baseball la domenica, facevamo i pic nic, eravamo felici. Finchè un giorno, assegnarono ai miei genitori il lavoro che avevano sempre sognato: in Africa, ad aiutare i bambini e le loro madri. Finchè accadde l'incidente, quello che cambiò le nostre vite. E ora mi trovavo nello studio di mio padre, ansioso di sapere quale sarebbe stato il mio nuovo incarico, il mio primo incarico ufficiale.
Entrò mio padre e si sedette accanto a me:" Joe, ti senti pronto? hai solo 17 anni,se vuoi possiamo affidarla a Zac" " No papà, sono pronto" " Ricorda Joe, comporta molte responsabilità, devi starle accanto, sempre, e allo stesso tempo devi essere come invisibile, non devi interferire con la sua vita, il tuo unico compito è proteggerla, ricorda Joe, come invisibile". Cercavo di memorizzare le regole che mi stava dicendo mio padre, non avevo mai provato, ma sapevo che era ora di iniziare." Mi fido di te Joe, attenzione, è un compito pericoloso, segreto, non devi interferire, ha la sua vita. Arriverà domani, con la sua famiglia, hanno la casa in periferia al numero 1023, è meglio che vai a dare un'occhiata". Mi alzai, con un cenno salutai mio padre, entrai in camera mia. Zac mi aveva sempre detto che appena vedi la persona che ti è stata affidata, senti in te come una scintilla, una scossa elettrica che te la fa individuare, avevo più volte provato a immaginare quel momento ma non riuscivo a immaginare. "Lei" aveva detto mio padre, era una bambina, una ragazza, o forse una donna. Jenny diceva che erano le più difficili da "gestire", fortunato come al solito, pensai. Salì a bordo della mia auto e mi avviai verso la sua futura casa, era l'ultima di una lunga serie di villette tutte uguali , la 1023, la studiai dall'esterno, non si sa mai, pensai, potrebbe sempre essere necessario un ingresso lampo in caso di necessità. Mentre ero lì davanti, vidi arrivare Lisa, una ragazza che frequentava la mia scuola e che, sapevo essere pazza di me. " Ehy Joe!" cinguettò " Lisa, che ci fai qui?" " Mi ci ha mandato mio padre" disse avvicinandosi al mio finestrino nella maniera più sensuale che le riuscisse," Domani arriva una famiglia amica di mio padre, devo controllare che tutto sia ok, tu piuttosto, che ci fai qui?" disse scostando i capelli ricci da un lato. " Io? Beh, passavo di qui, stavo tornando a casa, ciao Lisa, ci si vede!" Sgommai lasciandola a bocca aperta. Non so il motivo, ma dopo il mio incidente, ero come una calamita per le ragazze, non ero infastidito, solo seccato perchè erano tutte uguali, belle e perfette all'esterno, vuote all'interno.
Chissà la "mia" protetta come sarebbe stata.
Tornai a casa e mi fermai ad osservarla dall'esterno: dopo l'incidente, quella casa era diventata una dimora sicura per noi, lì sulla collina, era l'unica casa ed eravamo liberi di svolgere i nostri allenamenti quotidiani. Era sera, decisi di andare a dormire, l'indomani avrei conosciuto " Lei".
Quella notte sognai molto, come non mi capitava da parecchio. Nel mio sogno, mi trovavo in un lungo viale, con qualche cespuglio ai lati della strada, sentivo un fremito, mi avvicinavo lentamente al cespuglio,e dopo avervi guardato dentro, vidi una ragazza, accovacciata, terrorizzata, come avesse visto un fantasma, era una ragazza bellissima, una bellezza non americana, era straniera, parlava italiano, mi chiedeva aiuto, si stringeva alla mia gamba e mi indicava una casa, di povere condizioni dall'altro lato della strada, ero terrorizzato anche io. Mi svegliai di scatto,avevo l'affanno, ma mi tranquillizzai non appena realizzai che era solo un sogno. Ricordavo chiaramente il suo viso. Zac mi aveva detto che quando sei vicino al "protetto" nascono in te dei "poteri" , avevo forse visto in sogno il volto di " Lei"?, Se fosse stato così, ero certo che sarebbe stato difficile tenermi troppo alla larga da quella ragazza , bella e indifesa. Mi stesi sul letto, con il sorriso stampato sulla faccia.
domenica 1 agosto 2010
9.Incidente
al domani, per una volta, non ci volevo pensare.
Quanto era diventato difficile non pensarlo. Non era una cotta, di quelle che ti fanno arrossire alla sua vista o cose del genere, no. Era qualcosa di inspiegabile, credevo di svenire ogni volta che vedevo Joe, ogni volta che ero costretta a rispondergli mi si attorcigliava la lingua, non riuscivo a formulare più che monosillabi, anche se le mie domande per lui erano infinite.Mancavano pochi giorni al ballo di benvenuto, secondo Lisa, mi serviva un vestito, Per mi a fortuna lo avevo già. Così scampai la seduta di shopping con Lisa che, senza dubbio, mi avrebbe parlato di quanto era bello Joe Hale.Avevo già finito i compiti, così decidi di fare una passeggiata in bici, indossai un paio di pantaloncini neri e la mia canottiera rossa, feci una coda disordinata ai capelli e mi avviai, per chi sa quale motivo, verso il quartiere residenziale, dove c'era villa Hale, con chi sa quali speranze. Pedalavo lentamente per godermi il sole caldo di Boston, dava una sensazione piacevole sulla pelle, quasi come una carezza, passando sotto gli alberi, invece, si alternava a momenti di venticello caldo.Ero totalmente persa nei ricordi di quando ero piccola, delle passeggiate in bici con la nonna, ad osservare tutti i tipi di fiori, piante,i nostri discorsi, dio solo sa quanto tenevo a quella persona, mi scendevano piccole lacrime salata che si incastonavano lungo le lebbra per scendere fino al collo, lentamente, mi mancava tutto di lei. Nel tentativo di asciugare le lacrime, persi all'improvviso il controllo della bici e finì per terra, subito mi assicurai che nessuno mi avesse visto, cercavo intorno a me la mia bici, ma vidi solo un ragazzo vestito di bianco che mi porgeva la mano, per il sole non lo identificai subito. Gliela porsi, era Joe. Come al solito fui percorsa da mille emozioni differenti, avrei voluto fare a quel ragazzo mille domande, spiegargli come mi sentivo, ma un clacson bloccò le mie parole, era Zac. " Nora, stai bene?" Chiese Joe con la sua voce angelica, " Sì, sono scivolata, sto bene" " Sicura? perchè le tue ginocchia gridano pietà" Rise con un velo di preoccupazione. E in effetti le mie ginocchia gocciolavano di sangue lungo tutto il resto delle gambe, Koe tirò fuori dalla tasca un fazzoletto e tamponò il mio sangue, poi lasciò fare a me, Zac intanto aveva caricato la mia bici semi distrutta sulla maccina " Vieni" Disse Joe " ti medico e aggiustiamo la bici" Mi fece accomodare sul sedile posteriore e mi sorrise, Zac sfrecciò verso villa Hale. Il viaggio fu silenzioso per quanto mi riguarda, i due fratelli parlavano in inglese e ridevano, avrei pagato oro per sapere di cosa stessero parlando ma non capivo nulla. Giurai però che Joe era come offeso. Giunti davanti al cancello in ferro di villa Hale, Joe tirò fuori la bici e si avviò al garage, Zac mi portò in casa. Era una villa davvero bella, diversa da tutte le altre come stile. Il divano sul quale ero seduta era di pelle bianca come le poltrone, sparsi per la stanza c'erano fiori rosa e libri su tutte le pareti. Zac portò del cotone del disinfettante, iniziò a pulire la mia ferita. Nella mano destra stringevo il fazzoletto di Joe, dalla finestra dietro le spalle di Zac, vedevo suo fratello armeggiare con la mia bici " Allora Nora, ti faccio male? " " No" dissi sincera " Dimmi un po', ne sai qualcosa di ballo? " " ehm, a dire il vero no" " MMh, bene, buono a sapersi" " Ero arrossita, gran bella figura pensai " Non è grave" Disse spontaneo Zac " La prendo come occasione per invitarti dopo le lezioni qui per esercitarci un po', ci stai?". La cosa probabilmente mi stava sfuggendo di mano, io a casa di Joe, invitata da Zac.C'era qualcosa che non permetteva a Joe di starmi vicino quanto volevo io, forse piaceva a me, ma non ero ricambiata, non volevo guardarlo solo da lontano, no, questa volta volevo brillare, volevo davvero passare del tempo con Joe Hale per conoscerlo, era diventata una situazione incontrollabile, non lo volevo solo nei miei sogni. " Sì, verrò" dissi sfacciata, mi alzai e mi diressi verso l'esterno dobìve si trovava lui, il mio Joe.
Era lì, con le mani sporche , la camicia arrotolata sino ai gomiti, la schiena larga e muscolosa, avrei voluto sfiorarlo, " Joe", si voltò ridendo " Nora, non ci credo, sai parlare?" Ero imbarazzata " Beh,sì, come sta la mia bici?" " Situazione critica, ruoto completamente storta " sospirò, si pulì le mani su uno straccio, e si sedette su un banco da lavoro, mi avvicinai, anzi il mio corpo lo fece perchè io non lo controllavo più. " Joe, ascolta sono successe delle cose strane da quando ti ho visto, ho sentito più volte la voce di mia nonna, ho provato delle emozioni forti, come se lei fosse qui, non ci crderai, ma è per quello che sono caduta eh, ora mi prenderai per matta ma...." "Shh" Fece Joe mettendomi un dito sulle labbra" Ti credo Nora, lo so,per questo ero lì" " C...come? non ti seguo" "Perchè.... perchè stavo tornando a casa e ho notato che sbandavi con la bici" " Joe, ti prego, altre cose non tornano, come sapevi dell'aula 32? " " Le voci girano nella scuola" " Joe, perchè ci vai con Lisa? " Scoppiai in lacrime " No, Nora no ti prego! " Ero già sul vialetto di villa Hale, correvo, volevo correre a casa, Zac mi inseguiva, si fermò dopo poco, Joe era rimasto immobile sul banco da lavoro, io stringevo il suo fazzoletto tutto sporco di sangue, e mi sentivo una totale idiota, ma avevo solo voglia di correre , correre e piangere, al domani, per una volta, non ci volevo pensare.
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