lunedì 2 agosto 2010

JOE 1.Il primo incarico


La mia vita era stata sempre parecchio assurda, avevo viaggiato in un milione di pesi, parlato altrettante lingue e conosciuto il triplo di persone, non è facile essere il figlio di un benefattore, non ci si sente mai abbastanza. Mio padre era un medico senza frontiera, mia madre un'infermiera, banale dire che si erano conosciuti in ospedale, tra siringhe e ammalati, avevano deciso di passare la vita insieme, dopo il matrimonio era nato Zac, mio fratello maggiore, poi Jenny, e infine io. Eravamo la tipica famiglia americana felice, con una bella casa, giocavamo a baseball la domenica, facevamo i pic nic, eravamo felici. Finchè un giorno, assegnarono ai miei genitori il lavoro che avevano sempre sognato: in Africa, ad aiutare i bambini e le loro madri. Finchè accadde l'incidente, quello che cambiò le nostre vite. E ora mi trovavo nello studio di mio padre, ansioso di sapere quale sarebbe stato il mio nuovo incarico, il mio primo incarico ufficiale.
Entrò mio padre e si sedette accanto a me:" Joe, ti senti pronto? hai solo 17 anni,se vuoi possiamo affidarla a Zac" " No papà, sono pronto" " Ricorda Joe, comporta molte responsabilità, devi starle accanto, sempre, e allo stesso tempo devi essere come invisibile, non devi interferire con la sua vita, il tuo unico compito è proteggerla, ricorda Joe, come invisibile". Cercavo di memorizzare le regole che mi stava dicendo mio padre, non avevo mai provato, ma sapevo che era ora di iniziare." Mi fido di te Joe, attenzione, è un compito pericoloso, segreto, non devi interferire, ha la sua vita. Arriverà domani, con la sua famiglia, hanno la casa in periferia al numero 1023, è meglio che vai a dare un'occhiata". Mi alzai, con un cenno salutai mio padre, entrai in camera mia. Zac mi aveva sempre detto che appena vedi la persona che ti è stata affidata, senti in te come una scintilla, una scossa elettrica che te la fa individuare, avevo più volte provato a immaginare quel momento ma non riuscivo a immaginare. "Lei" aveva detto mio padre, era una bambina, una ragazza, o forse una donna. Jenny diceva che erano le più difficili da "gestire", fortunato come al solito, pensai. Salì a bordo della mia auto e mi avviai verso la sua futura casa, era l'ultima di una lunga serie di villette tutte uguali , la 1023, la studiai dall'esterno, non si sa mai, pensai, potrebbe sempre essere necessario un ingresso lampo in caso di necessità. Mentre ero lì davanti, vidi arrivare Lisa, una ragazza che frequentava la mia scuola e che, sapevo essere pazza di me. " Ehy Joe!" cinguettò " Lisa, che ci fai qui?" " Mi ci ha mandato mio padre" disse avvicinandosi al mio finestrino nella maniera più sensuale che le riuscisse," Domani arriva una famiglia amica di mio padre, devo controllare che tutto sia ok, tu piuttosto, che ci fai qui?" disse scostando i capelli ricci da un lato. " Io? Beh, passavo di qui, stavo tornando a casa, ciao Lisa, ci si vede!" Sgommai lasciandola a bocca aperta. Non so il motivo, ma dopo il mio incidente, ero come una calamita per le ragazze, non ero infastidito, solo seccato perchè erano tutte uguali, belle e perfette all'esterno, vuote all'interno.
Chissà la "mia" protetta come sarebbe stata.
Tornai a casa e mi fermai ad osservarla dall'esterno: dopo l'incidente, quella casa era diventata una dimora sicura per noi, lì sulla collina, era l'unica casa ed eravamo liberi di svolgere i nostri allenamenti quotidiani. Era sera, decisi di andare a dormire, l'indomani avrei conosciuto " Lei".
Quella notte sognai molto, come non mi capitava da parecchio. Nel mio sogno, mi trovavo in un lungo viale, con qualche cespuglio ai lati della strada, sentivo un fremito, mi avvicinavo lentamente al cespuglio,e dopo avervi guardato dentro, vidi una ragazza, accovacciata, terrorizzata, come avesse visto un fantasma, era una ragazza bellissima, una bellezza non americana, era straniera, parlava italiano, mi chiedeva aiuto, si stringeva alla mia gamba e mi indicava una casa, di povere condizioni dall'altro lato della strada, ero terrorizzato anche io. Mi svegliai di scatto,avevo l'affanno, ma mi tranquillizzai non appena realizzai che era solo un sogno. Ricordavo chiaramente il suo viso. Zac mi aveva detto che quando sei vicino al "protetto" nascono in te dei "poteri" , avevo forse visto in sogno il volto di " Lei"?, Se fosse stato così, ero certo che sarebbe stato difficile tenermi troppo alla larga da quella ragazza , bella e indifesa. Mi stesi sul letto, con il sorriso stampato sulla faccia.

Nessun commento:

Posta un commento