
"Passerà in fretta una settimana nonna?""Più in fretta di quanto pensi, e sarai nuovamente qui"Mi baciò la fronte." A venerdì nonna"
Lì davanti a quella lapide era impossibile trattenere le lacrime, trattenere i pensieri, i ricordi delle parole, dei profumi, delle emozioni.
Erano passata esattamente quattro anni dalla sua morte. La mia nonna. Se ne era andata, così, a 55 anni, per una malattia, e io l'avevo persa, un punto di riferimento, un rifugio. Io con il mio carattere difficile non la facevo mai arrabbiare, era davvero la persona più importante del mondo, dolce, buona, paziente, era la MIA nonna.
Era come se vedessi tutto il mio passata scorrermi come un flashback, troppo emozionante per non piangere. Sentivo i brividi scorrermi lungo la schiena, nonostante fosse luglio. Odiavo con tutta me stessa i cimiteri, ovviamente dopo la morte della nonna, il mio odio era ancora più profondo, ma questa volta mi sentivo in obbligo a venire qui e poggiare l'ultima rosa.
Non avevo più ragioni per restare, lei non era più vicina a me, almeno fisicamente. Era l'ora di una svolta. Un ultimo bacio alla foto e mi avviai lungo il sentiero di ghiaia tra i cipressi, non mi voltai come al solito per un ultimo sguardo alla foto. No, non avevo più lacrime, o forse volevo fare la dura. Le mie unghie smaltate di rosso erano tutte rovinate,non perdevo mai quel vizio, me lo diceva sempre lei, e i capelli, raccolti disordinatamente, sembravano pesare una tonnellata sulla mia testa pieni di pensieri. Restare? imponendomi e continuando la solita vita, con i soliti amici, forse non troppo fedeli? con il latino e i debiti estivi di matematica ogni anno? Con la tristezza di passare davanti casa della nonna e pensare ai ricordi di quando ero una bambina?
Oppure andare? nuova vita, nuovi amici, nuovo futuro da scrivere, diverso da come lo avevo fin ora immaginato?
Misi la borsa a tracolla e salì sulla mia bicicletta, troppo vecchia, troppo rumorosa, ero lieta di sentire il vento che spostava le mie lacrime, che, ormai, erano scese contro la mia volontà. Il tragitto fino a casa fu breve, forse troppo, le mie gambe da atleta scaduta erano a pezzi. Alle finestre non erano più appesa le sottili tende blu, al portone l'agenzia aveva già affisso il cartello vendesi.Non mi sembrava strano, mi ero già trasferita 5 volte in 5 case diverse in 5 paesi diversi. Anche se questa volta sarebbe stato tutto diverso. Sospirai ed esausta poggiai la bici bianca al cancello, mi tolsi le scarpe fuori dalla porta ed entrai in casa. Era piena di scatoloni, alcuni piccoli, altri enormi e pesantissimi, sembrava un deposito. Chissà se mamma sapeva della confusione che aveva lasciato papà. Dovetti scavalcare 4 scatole giganti prima di entrare in camera mia. Avevo molto lavoro da fare, dovevo inscatolare tutti i libri e i pupazzi, una quantità enorme, il mio inseparabile mp3 era, per fortuna sempre al solito posto, scelsi una canzone dal ritmo veloce per scacciare i brutti pensieri, e alzai il volume al massimo, quasi per non sentirli neanche io. Mi immersi nel mio lavoro, finchè non chiamarono per la cena, l'ultima cena prima della partenza.
Ed è così che ci si sente dicono: euforici e nello stesso momento tristi.Quando stai per lasciare ciò che ti era sempre appartenuto per cercare un'altra via.Non avevo paura, non ero nemmeno triste, euforica sì, curiosa soprattutto, lo ero sempre stata, un po' temeraria, forte, la vita, anzi i miei 17 anni me lo avevano insegnato, che se ami davvero qualcosa o qualcuno, lo porterai con te sempre, in qualunque luogo e in qualunque tempo, qualsiasi cosa accada. E io ci speravo, in un nuovo tutto, ed era proprio così che mi sentivo mentre addentavo l'ultimo spiccio di pesca, tutta sudata con i capelli che svolazzavaano all'aria fresca del ventilatore. Credevo davvero in un nuovo inizio, sotto la Sua protezione.
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