lunedì 26 luglio 2010

4.Lisa


La mattina mi svegliai stiracchiandomi, il sole riscaldavava il plaid, avevo dormito sulla sedia, si sentiva, avevo la schiena a pezzi.Si sentiva dalla cucina il profumo di latte, mio padre trafficava in garage e mio fratello giocherellava fingendo di guidare.
Era come al solito, tutto normale.Cercai di vestirmi velocemente con la solita camicetta bianca e jeans, legai i capelli ormai indomabili, faci una colazione velocissima e con una bicicletta che Mark ci aveva fatto trovare in garage, iniziai a pedalare verso la scuola.Passavo in mezzo a larghi viali alberati, all'ombra, osservavo le case, le persone, i bambini, che clima diverso!
Dopo un quarto d'ora, ecco apparire un caseggiato di mattoni rossi, come tutte le altre case, solo molto più grande, circondato da altre casette più piccole.Non aveva nulla a che fare con il mio liceo rosa e pieno di graffiti dell'Italia.
Era tutto immobile, ordinato, come nei film che vedevo in tv.
Dovevo portare la mia foto in segreteria, per l'iscrizione, cercai l'edificio giusto tra quelle viette tutte uguali, finalmente lo notai per la discreta fila di studenti fuori da esso. Mi misi in disparte e iniziai a rosicchiarmi le unghie, ok pensai, il mio smalto è completamente andato. Mi sentivo a disagio, avrei voluto i miei occhiali da sole, per nascondermi in quella massa, parlavano tutti inglese ovviamente, ero decisamente spaesata. Però seduta su quella ringhiera ero sufficientemente isolata da non sentire i loro commenti, che sentivo a mala pena.
All'improvviso mi si gelò il sangue nelle vene per lo spavento: ero così assorta nei miei pensieri che non mi accorsi, anzi, non riuscì neanche a sentire che un ragazzi si era avvicinato alla ringhiera.Credo fosse il più bel ragazzo che avessi mai visto, sembrava di un 'altra nazione, forse addirittura un altro pianeta, in sottofondo sentivo le ragazze sospirare e ridacchiare, avevo intuito che era il più ambito. Era alto, molto più di me, muscoloso, ma non esageratamente, i suoi capelli castano chiaro risplendevano sotto il pallido sole di quel giorno,portava degli occhiali scuri, una camicia azzurra, jeans, era come un attore pensai, perfetto, magari era il figlio di una persona importante, d'altra parte eravamo in America!Mi venne in contro una ragazza saltellante, bassa, magra, dai lineamenti fini, veniva verso di me, ma il mio sguardo era catturato da QUEL ragazzo. Mi strinse la mano :" Nice to meet you! I'm Lisa" Era la figlia di Mark.Cavoli pensai, mi ero dimenticata di doverla incontrare qui! mi avrebbe fatto da guida, mi aveva detto papà, meno male, era carino poter essere amica di qualcuno nell'immensa America! Nel mio inglese migliore mi presentai, Lisa rise scostando i suoi ricci biondi dal viso, puoi parlare anche italiano disse! La fila andò avanti, io e Lisa consegnammo le foto, il ragazzo dopo di noi e immediatamente sparì nella sua auto nera. Ero basita. Lisa notò che ero assente, ero rapita a dire il vero, non avevo il coraggio di chiedere informazioni su di lui, almeno non ora, tanto pensai" tra un paio di settimane sarebbe iniziate la scuola, e lui sarebbe venuto". Avevo tempo, tanto partivo dal 3° anno qui.Scossi la testa, risistemai con un gesto la coda e seguì Lisa verso casa sua, non molto distante dalla mia. "Fantastico"pensai " sto continuando a vedere il suo viso che mi guarda incuriosito e sorride sotto gli occhiali scuri" risi" che effetto che mi fa questa America" . Anche Lisa rise" Arrivate!" esclamò.

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