In quella calda notte di luglio era quasi impossibile dormire,ed era impossibile frenare i ricordi, che si affollavano nella mente come le gocce di pioggia su un vetro.
Impossibile non pensare a tutto quello che stai per lasciare,i visi noti, il primo amore, quello che non hai mai raggiunto, la prima scuola, la prima amica, la tua casa, è una sensazione particolare pensai,tra quei pensieri mi addormentai, non so neanche dopo quanto tempo.
La mattina eravamo all'aereoporto,pronti a cambiare vita, seduta sul sedile mi sentivo carica, carica piu che mai. L'america ci aspettava, mi aspettava.
Avevano offerto a mio padre un lavoro in America, e dopo avere convinto mia madre a partire, nel giro di 2 settimane, eravamo tutti pronti. E ora eravami lì,
a un passo da una nuova vita.
Mio padre ci fece la proposta una sera di maggio mentre eravamo a tavola, subito, nessuno di noi ci credeva, mia madre si era subito opposta, mio fratello era indifferente come al solito, impegnato con il suo cellulare.
Io ne fui subito entusiasta, offrivano a mio padre un lavoro come ceramista, retribuito 3000 dollari al mese, ci avrebbero fatto trovare una villetta e iscritti in una scuola del posto.
Sembrava un'idea assurda, da Montanaro, un paesino minuscola nella pianura padana, a Boston, America. Non riuscivo neanche a realizzare, il Massachusetts, chissà che posto era, cos' aprì il mio portatile e digitai Boston su google, wow!
totalmente diversa dal paesino di campagna in cui avevo vissuto sino a quel giorno. Poggia la testa al sedile e guardai la mia figura riflessa nel finestrino:
vedevo una ragazza comune, fin troppo comune, con la faccia tonda, la carnagione scura, le occhiaie profonde, due occhi grandi e profondi, i capelli stranamente
lisci e ordinati sulle spalle, questa ero io:Nora, la ragazza timida, impacciata, scoordinata ma estremamente forte e sicura di sè che adesso, avrebbe avuto la possibilità di realizzare tutti i suoi sogni,
quelli di una vita. Ricominciando da zero.
Pensai a un miliardo di cose mentre ero in volo: pensai alla possibilità di rinventare una nuova me, d'altronde a Boston nessuno mi conosceva, pensai anche che questa era un'idea davvero assurda, dovevo essere me stessa,
sempre, solo così sarei riuscita a realizzarmi al meglio. Non so di preciso per quante ore durò il volo, ma ebbi la possibilità di ascoltare all'infinito le canzoni del mio mp3 rosa, alla nausea.
2 parole scritte in bella calligrafia su un opuscolo dell'aereo attirarono la mia attenzione: FLY AWAy. Volare via.Ero sospesa tra il passato e il futuro, scappavo perchè avevo paura del passato? il passato che dicevo di rimpiangere?
oppure ero solo curiosa come al solito, Volare via, ben presto avrei scoperto cosa sarebbe significato per me questo radicale cambiamento. Mi ero ripromessa di rifletterci su, sul volare via, FLY AWAY.
Ero totalmente intorpidita, non mi sentivo più le gambe, quando riaprì gli occhi era già giorno, il sole da quell'altezza era ancora più luminoso, sotto di noi uno strato spesso di nuvole,
sembravano volerci proteggere da chissà cosa, come un nido ovattato. Finalmente una voce in lingua inglese ci invitò ad allacciare le cinture, tra meno di 10 minuti saremmo atterati. Tra meno di 10 minuti sarebbe iniziato tutto.
Tra le mani,tenevo stratta la pagina che avevo strappato dall opuscolo, la scritta FLY AWAY in caratteri d'oro si sposava bene con lo smalto rosso che avevo rimesso con cura prima di partire.
Notai che mi stavo perdendo nei miei soliti dicorsi interpersonali, assurdi come al solito.
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