Questa volta la razionalità non mi aveva aiutata, neanche Platone.
Rientrando in casa, mi sforzai di apparire il più normale possibile, ero facilmente leggibile, tutti capivano cosa mi passava per la testa e in quel momento non avevo davvero voglia di sentire domande. " Sono a casa" urlai mentre ero già sulle scale. Avevo il desiderio di prendermi uno di quei momenti di solitudine che tanto mi facevano bene. Mi buttai sul letto sfilando le scarpe, rotolai sino al comodino per estrarvi un cofanetto: era piccolo e argentato, sembrava un pezzo di antiquariato, ma non ero così vecchio, lo aprì e posata sul velluto rosso, stava, esattamente come l'avevo lasciata, la collana di mia nonna, quella che desideravo da bambina. Era una catenella d'oro bianco molto fine, simile ad una treccia come forma, il pendente era un fiore, i cui petali erano di madre perla. La strinsi, come se stringessi un pezzo della mia nonna, la donna a cui chiedevo consigli in tutti i momenti, anche quando non era più fisicamente presente, la sentivo vicina più che mai. Ero malinconica, forse senza motivo. Anzi, sicuramente. Che motivo c'era di essere giù di morale,euforica nello stesso tempo dopo aver visto un ragazzo? be' era più di un semplice ragazzo, mi venivano in mente tutti i film che avevo visto, dove i protagonisti erano stupendi e pieni di virtù, oppure belli e dannati. Oppure le descrizioni dei milioni di libri che avevo letto: un principe azzurro? o forse un vampiro di sani principi e troppo innamorato? no. tutte cose che succedono solo nei libri.E allora perchè mi sentivo così? come se quel ragazzo mi avesse trasmesso qualcosa di indescrivibile con quel suo sorriso quasi alieno, ma che dico: irresistibile, come lo aveva descritto Lisa. Mi lanciai in pensieri filosofici: sapevo qualcosa di filosofia dalle lezioni del liceo: un corpo bello, ispira amore, diceva Platone. Amore, che parola enorme! Non potevo amare quello sconosciuto, non sapevo neanche il suo nome. Forse mi aveva catturato il suo aspetto fantastico, fiabesco. Sta di fatto che non riuscivo a non pensarci: si era annidato nella mia mente, come un pensiero preoccupante o estremamente piacevole, un pensiero al quale era impossibile fuggire, che provocava un certo dolore, ma che nello stesso tempo faceva piacere. Sempre Platone diceva che prima ci si innamora di un corpo bello, poi della mente. Non so il motivo ma credo che questa volta centrasse la mente. Forse stavo impazzendo, o tutto era un lungo sogno, dal quale bastava svegliarsi e farsi due risate per la follia.
Questa volta la razionalità non mi aveva aiutata, neanche Platone. guardai l'orologio, era già ora di cena, mi ero persa tutto il pomeriggio a tormentarmi, su cosa poi? un ragazzo più bello del comune, E basta. Mi ero presa il mio momento, il momento di Nora, nel quale ero libera di impazzire interiormente, senza le critiche di nessuno.Indossai le ciabatte e scesi per cena. La famiglia era già riunita. " Ehi Nora, domani mi porti a fare un giro in macchina?" mio fratello chiese" No, esco con Lisa" " hai conosciuto Lisa" chiese mio padre " sì" ribattei " è una tipa ok" " e stasera: lasagne" esordì mia madre. Nella gioia generale, consumammo il pasto in men che non si dica. E tra la gioia di gustare quel piatto che mi ricordava tanto casa mia, quel sorriso nascosto dagli occhiali scuri mi balenò in mente e per poco non mi fece strozzare con la pasta. Assurdo, ero proprio assurda.
Nasce tutto da una passione, da un sogno, dal desiderio di tirare fuori ciò che ho fatto maturare per anni. Perchè non tentare? Proverò a scrivere questo racconto, perchè è quello che ho sempre sognato.
martedì 27 luglio 2010
6. Il momento di Nora
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