martedì 13 luglio 2010

3.Casa dolce casa


Scesi dall'aereo ci affrettammo ad andare al nastro dei bagagli e dopo aver raccolto tutte le nostre valige, notammo l'amico di mio padre che ci aspettava, ci recammo con lui fuori e subito un vento caldo mi scompigliò i capelli. Era un'aria tutta diversa da quella a cui ero abituata, c'era odore di smog, un'afa tremenda, mille dialetti e lingue si mescolavano, ma non era fastidioso, era estremamente eccitante.Sfoderai il miglior sorriso che potessi avere, risistemai i capelli e tirai giù sul naso i grandi occhiali da sole neri, eravamo arrivati,Boston, chi lo avrebbe mai detto.
Dopo un'oretta di macchina arrivammo ad un quartiere che a parer mio, doveva essere alla periferia di Boston, l'aria qui era diversa da quella dell'aeroporto, era più simile a quella di casa, della nostra vecchia casa in Italia.Era un quartiere tranquillo, carino, le villette di mattoni rossi erano circondate tutte da praticelli verdi e ben curati, un cancelletto di legno chiaro precedeva il vialetto di pietra.La nostra nuova casa era l'ultima della serie, identica alle altre, ma solo a due piani, il tetto era nero a spiovente, nel prato erano già stati piantate diverse specie di fiori, il profumo era ottimo, simile a quello della nostra primavera, nel vialetto era parcheggiata una bella auto nera, lucida, mio padre e mio fratello Luca si fiondarono dentro l'auto.
L'amico di mio padre, Mark esclamò:<<>>, mamma rise,<<>>. fantastico pensai, hamburger tutti i giorni.<<>>.
La patente, la scuola nuova, le lezioni in inglese, tutte. Oh mio dio pensai! L'entusiasmo era sceso di parecchi punti!Ero in panico, mi succedeva spesso.
Mamma mi chiamò da dentro, la nuova casa era davvero carina, c'era moquet chiara su tutti i pavimenti e le pareti erano di varie tonalità di giallo, mi piaceva. Io scelsi la stanza che dava sul vialetto d'ingresso, la vista era stupenda,tanto verde a destra e uno scorcio di mare a sinistra, difronte, altre casette simili alla nostra, mio fratello Luca prese la camera sul retro, almeno mi sarebbe stato lontano, non avremo più condiviso la cameretta.
Mi buttai sul letto fissando la mia camera, era spoglia, così iniziai a sistemare i libri sulle numerose mensole vuote, le foto di scuola, quella della nonna, qualche peluches, il cuscino rosso sul letto, i vestiti nei cassetti, il portatile sulla scrivania. Ora mi sentivo un po più a casa. Il pomeriggio passò velocemente,prima di cena feci una doccia, mi sembrava davvero strano, una sera prima ero nella mia doccia e ora eccomi qui, avevo cambiato non solo paese, anche continente, parte del mondo, fuso orario, tutto. Avvolsi i capelli nell'asciugamano, infilai l'accappatoio verde e con una mano pulii lo specchio appannato. Sì, era tutto vero non stavo sognando.La nostra prima cena fu totalmente normale, mangiammo spaghetti che mamma aveva premurosamente portato dall'Italia. Veloce come al solito per evitare di sparecchiare, corsi in camera mia e mi precipitai sulla sedia a dondolo davanti alla finestra, il giorno dopo avrei fatto un giro del vicinato e un salto alla scuola, giusto per vedere come fosse.Mi addormentai sulla sedia, accovacciata sul plaid viola, ripensando a cosa avevo fatto la sera prima, in Italia, nella tasca dei jeans sentì scricchiolare la pagina che avevo strappato in aereo, la strinsi forte, l'avrei attaccata sulla bacheca di sughero sulla porta della mia stanza pensai, e improvvisamente crollai in un sonno profondo.

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